Archive for the 'Los Chitarones' Category

abbiamo suonato con il trio rosemberg!!!!

Wednesday, July 8th, 2009
posso solo dire che era un mio sogno suonare con Rosemberg.  

L’ho scoperto un paio d’anni fa vedendo casualmente il video “live in samoa” mi ha impressionato , ho cercato altro materiale e ho trovato un altro video dove con bireli lagrane e un fottio di altri chitarristi facevano un oci ciornie tutti assieme , penso a chiusura di un festival.

Ho avuto la vision che domenica 5/7/09 si è avverata.

Non sapevo come fare ,  nei camerini qualche minuto prima dell’entrata in scena, chitarra in mano gli ho accennato oci ciornie chiedendogli se la conosceva  (hi hi hi)  e lui , lo Stochelo, sorridendo mi viene dietro. Sulla fascia destra scattano gigi e graziano mentre. a sinistra il cugino Rosemberg si affianca. Il loro cameramen personale non si lascia sfuggire la scena e comincia a riprendere. Finiamo il pezzo carichi di allegria e onore . 

Saliamo sul palco eccitati e facciamo la nostra dignitosa energetica a tratti splendida mezz’oretta e poi tocca loro, il trio rosemberg, bravi e precisi.

Quando finiscono e gli viene richiesto il bis ci chiama: ei chitarones, you come!  

Corriamo a prendere le chitarre, saliamo sul palco , ripiazzamo gli ampli in tempo record . Stochelo mi guarda e mi dice in inglese (ma mi è arrivato in italiano) : stacchi tu?  Io con la mia grandissima faccia di merda gli dico: tranquillo Stochelo , ci penso  io , non ti preoccupare…….. mi rideva anche il buco….

Introduco e si parte,  oci ciornie viene come si deve,  la gente è sotto il palco divertita e partecipe, come noi sul palco: divertiti e partecipi……….  bella storia indimenticabile.

grazie master guitar  , grazie graziano , grazie a tutti quelli che c’erano per esserci stati……

gigi il mago

Monday, April 28th, 2008

a onor del vero…

la cronaca che sto per farvi è posteriore ai fatti successi…

“Correva l’anno 2008; in una sera del 17 aprile si radunarono un nostalgico

gruppo di artisti…

per la verità, la maggior parte di questi artisti erano prestigiatori,

maghi, illusionisti…

ma non solo…

tras questi artisti, irruppe, intorno alle 20 e 30 in una sera di pioggia,

il grande Gigi

chiedo scusa se lo chiamerò così (Magicus è il nome d’arte di un mago di

Novara)…

il grande Gigi, apprezzato chitarrista della Val Sesia, si racconta che

vedendo il gruppo si sia illuminato…

alcuni racconti che si sia contornato di luce propria, come John Belushi in

Blues Brothers…

e che vedendo un mazzo di carte fluttuare su una delle scrivanie dei

camerini, vi si sia buttato addosso al grido di….

… VE LO FACCIO IO UN GIOCO…

ora, punto primo: Gigi è un ottimo chitarrista ma non ha molta dimestichezza

con le carte da gioco…

punto secondo: Gigi ha scelto come cavia del suo esperimento Gianfranco

Preverino…

Gianfranco Preverino ha rappresentato l’Italia agli ultimi campionati del

mondo di magia

Terzo: il gioco non è venuto…

non solo…

Gianfranco Preverino non è nemmeno riuscito a capire l’intento del gioco del

grande Gigi

il grande Gigi non è riuscito a capire del gioco di se stesso…

ma non solo…

correva l’anno 2008, in una sera del 25 aprile il grande Gigi colpisce

ancora

visto fluttuare un mazzo di carte in un tavolo da pizzeria a Collegno si è

avventato sopra dicendo…

… VE LO FACCIO IO UN GIOCO…

ora, punto primo: Gigi ha scelto come cavia Carlo Negri…

che non è Preverino ma qualcosa la sa fare anche lui….

Secondo: il gioco non è venuto…

non solo…

Carlo Negri non è nemmeno riuscito a capire l’intento del gioco del grande

Gigi

il grande Gigi non è riuscito a capire del gioco di se stesso…

… ma il peggio deve ancora venire…

sembra che il grande Gigi abbia commentato tronfio…

si stanno ancora chiedendo come ho fatto…

e questo è vero… ce lo stiamo ancora chiedendo…

ma il peggio è che…

sembra che i los chitarones partano per un tournè negli stati uniti…

il grande Gigi è deciso ad incontrare David Copperfield…

sembra che si stia facendo aiutare a tradurre in inglese…

… VE LO FACCIO IO UN GIOCO…

ormai tutti un pò sgomenti si chiedono…

perchè Gigi non si limita a suonare la chitarra?

con affetto Carlo Negri…

uno che il gioco non l’ha ancora capito…

Che genere fate ? Che tecnica usi?

Sunday, July 29th, 2007

Che genere fate? Era la domanda a cui non sapevo cosa rispondere. La roba più vicina che potevo mettere lì era:  hai presente i gipsy king? ecco pensa in quella direzione ma anche verso Paco de Lucia e al flamenco però suoniamo da Mozart a Battisti…… troppo lunga.

Ieri sera abbiamo suonato al Mulino di Intra . Tra il pubblico sta aumentando il numero dei chitarristi che ci onorano della loro presenza , tra gli altri , ormai stanziale, l’amico chitarrista Ezio Caserio che festeggiava i 40 anni di matrimonio  e new entry il grande chitarrista finger style (spero si dica così) Dario Fornara che ci ha regalato qualche suo brano e dedicato “una notte in italia” strumentale agli “uomini poco allineati” rifatta poi nel secondo intervento dove mi ha invitato a cantarla.

Alla fine il solito sacco di complimenti e un pensiero emerge, in fondo i los chitarones sono l’evoluzione della situazione di quando avevamo 18 anni;tre chitarre di legno che suonano di tutto un po. Com’è che con qualche decina d’anni in più  esce una tonnellata di energia che non si sa da dove arrivi e  che travolge gli astanti ??

Stamane chattavo con il nipote webmaster e musicante commentando la serata e dopo la sua dichiarazione : io e il mio amico abbiamo notato che siete l’unico gruppo per cui la gente batte le mani spontaneamente, ride e si dimena a verbania , poi ha aggiunto una delle mie frasi preferite : “tra il bufalo e la locomotiva la differenza salta agli occhi” come dice De Gregori.

Sulla domanda stile /genere secondo lui , ha cominciato a sparar fuori definizioni tecniche per me incomprensibili, concludendo che la definizione che poteva essere giusta per me era “hand strumming”……. Per il genere, dopo un po di botta e risposta, abbiamo convenuto che un termine che ben si addice ai “LOS CHITARONES” è senzaltro….. “GUITAR MACHINE” quindi d’ora in poi ho le risposte alle fatidiche domande.

a stresa

Thursday, July 12th, 2007

Davvero una bella serata.

Siamo arrivati armati di tutto punto, luci comprese, pensando di suonare in una piazza su un palco  e invece scopriamo che dobbiamo sistemarci sul pavè della viuzza garibaldi, davanti al negozio di un cinese preoccupatissimo che non gli coprissimo l’entrata. Le macchine passavano dove avremmo dovuto piazzarci. Daniele il nostro serviceman ha iniziato a “recitare il rosario” con gli occhi al cielo, pensando a cosa si era caricato che non sarebbe servito a una beata fava in piena crisi di inutilità.

Tutti i presupposti per una serata di merda erano ben collocati ma con il consueto “approccio loschitaronistico” , dopo un cafferino con gli amici di moebius , la cordalità dell’enoteca e del ristorante consente di iniziare come se dovssimo suonare allo stadio di s.siro.

L’impianto voci era fuori luogo e rimane in macchina ma le luci si piazzano. Per l’occasione abbiamo il giacomino con il caon ancora una volta pronto a sfracellarsi le mani compromettendo seriamente l’autoerotismo della settimana futura. Arriva anche la badante /presidentessa del fans club agguerrita più che mai.

Al primo brano già comincia ad arrivare gente e man mano che proseguiamo il gruppo s’ingrossa . Come sempre quando l’ambiente è raccolto le cose funzionano, i dialoghi e le battaglie tra le chitarre prendono corpo, crescono e funzionano trascinando il pubblico che a sua volta entra nel gioco . I magici flussi  tra noi e loro si intrecciano diventando sempre più potenti.Con la coda dell’occhio vedo la badante indaffaratissima a vendere magliette e i cappellini, l’apoteosi è stata alla fine quando la mary ha venduto un cappelino al cinese. Stabilito il record di vendite.
Nel bel mezzo di “una giornata uggiosa” piomba di sorpresa in mezzo a noi l’amico Sergio Sgrilli gradito disturbatore che richiamando le ospitate al suo Neuro ha cantato con noi  e ci ha insultato tra l’ilarità generale.

La serata è proseguita in crescendo , gente in piedi sulle sedie, tanti con la maglietta “los chitarones” , emozioni su emozioni , dinamiche eccezionali sottolineate dall’esultanza del pubblico con applausi a nastro.

Terminiamo un ora dopo del previsto per soddisfare l’insistenza degli spettatori.

Il cinesino bel bello salta fuori con il video della serata e vuole la foto insieme a noi da incorniciare e appendere alla parete a fianco della cantante dell’anno scorso : Marina Baruffaldi , mi scappa un sorriso , il destino a distanza di anni ci vede vicini anche se sulla parete del cinese.

Non resistiamo all’impulso di comprare qualche cazzata , magnifici occhiali da 3 euro e il Genoni mi cade sulla macchinetta per i peli del naso…

Mentre ci avviamo finalmente alle macchine, si riaccende il dibattito di commenti sulla serata come al solito . E’ incredibile come riusciamo a godere e vivere queste esperienze, davvero suonare ad un angolo della strada o in un teatro per noi non fa differenza, basta una manciata di persone ad ascoltarci e per noi è come se stessimo suonando allo stadio.

e come dice Sergio Sgrilli : I chitarones smuovono il cuore!

Lettera aperta pubblicata su News Valsesia Big Star

Saturday, March 17th, 2007

Lettera aperta pubblicata su News Valsesia Big Star
Nella rubrica “Anche se non si vede, siamo donne”
Inviata il 16 /3/07 da Bianca Passera Marchesa di Vallelarga
Gentile Signov Divettove,
sono un’accanita lettvice della Vostva vubvica, e vovvei povtare le mia testimonianza viguavdo
alle sevate dei Los Chitavones. Ebbene sì, anch’io ho pveso pavte a queste vivoltanti feste di musica….se si può chiamave così., sebbene mi venda conto che, vista la mia posizione sociale non avvei dovuto. La prima volta fui invitata da un’amica che con la scusa di andave a sentire delle chitavve che suonano Mozavt , mi ha convinto ad entvave in un locale di quavtovdine, con i tavolini uno vicino all’altvo, così vicini che si potevano toccave i gomiti delle persone che mi sedevano accanto (se di persone si può pavlare). Io evo vestita con un abito da seva, nevo, lungo, elegantissimo, con un filo di pevle, bianche, puve. Si può immaginave l’imbavazzo in mezzo a quei cafoni senza un minimo di decovo, non una cvavatta né un papillon, insomma una veva ovgia selvaggia del cattivo gusto. Poi è avvivato il camevieve e mi ha detto – “ abbella chepprendi” , io non stavo più nella pelle di fvonte a tanta maleducazione, ma pev viguavdo alla mia amica mi sono limitata ad ovdinave un fllute di champagne con qualche fvagola a pavte. Non le dico il camevieve,
si è messo a videve a crepapelle –“ mo questa vuole lo sciampaggne…..” e vitovnò con una bivva alla spina con delle ovvende patatine (se così si possono chiamare). Io sempre pev viguavdo alla mia amica non dissi nulla. La musica comiciò (se così si può chiamave), un vumove assovdante,
nulla a che vedeve con Mozavt. E io guavdavo incredula i tve chitavvisti pensando di essere in un sogno (se così si può chiamave). Com’è possibile, dicevo tva me e me, che tve scaricatovi di povto
siano su un palco (se così si può chiamave) , a stvimpellave delle chitavve in quel modo vraccappvicciante. Ma mentve lovo suonavano cominciavo a vedeve intovno a me cose molto stvane.
Anche la mia amica si stava tvasfovmando, l’occhio gli diventò ballevino e le venne un’espvessione
da vimbambita. Io ho cercato di scuotevla, ma appena ho appoggiato la mia mano sul suo braccio mi sono accovta che stava stvasudando vevde. Mi sono pveoccupata ma lei mi disse che non eva niente, eva solo l’eccitazione del momento. Evo sbacalita,. Non capivo, mentve lei continuava a divmi “senti, senti e guarda che figata”. La misura eva colma, non avevo mai sentito Hilde pvonunciave una tale pavola, ma ovmai mi vendevo conto che non potevo abbandonavla lì da sola e cercai di adeguavmi alla situazione. I minuti tvascovvevano lentissimi, io non ne potevo più e alla fine tvangugiai la bivva ovmai calda e schifosissima dalla dispevazione. Ad un cevto punto mi cadde l’occhio su uno dei chitavvisti, quello più elegante, vestito si scuvo, che con un’azione assolutamente ignobile, alzò il lembo dei suoi pantaloni per scopvive delle tevvibili calzette a strisce bianche e vosse. Fu il deliro nella sala
ed io sentii un bvidvido covveve lungo tutta la schiena e pevsi completamente la vagione. Anch’io cominciai ad uvlave e dimenavmi come mai avevo fatto pvima. Un’espevienza liberatoria che consiglio a tutte le donne, anche se si suda come le anguille.
Il medico di sala mi si avvicinò cervcando di favmi beve un tanquillante, cvedo, ma gli ho tivato immediatamente una scavpata nei coglioni,….ops (se così si possono chiamave). E poi ho cominciato a vompeve tutte le bottiglie che avevo a pevtata di vista e a tivave i calci ai buttafuori
che sono stati così cavini da non avvabbiavsi molto. Alla fine, Hilde mi ha vipovtata a casa di fovza ed io le sono gvata di avevmi regalato una sevata così, che mi rimarrà nel cuove pev sempre.
Signor divettove, ova posso dive che ne è valsa la pena. Cvedevo di avev vissuto in vita mia,
ma dopo questa stvapvdinavia botta di vita, nulla ha più lo stesso significato, e devo divlo a tutti, devo uvlavlo a piena voce……….”Gigi, sono tua……viva i los chitavones”

Bianca Passera Marchesa di Vallelarga

Un’altra lettera aperta pubblicata su News Valsesia Big Star

Saturday, March 17th, 2007

Un’altra lettera aperta pubblicata su News Valsesia Big Star
Nella rubrica “Anche se non si vede, siamo donne”
Inviata il 15 /3/07 da Gustavo Bene marito di Maria Rosa Spaccamela in Bene

 

Siggnor Direttore,
nun è vvero che io ci do botte ammmariarosa, la colpa è di quel fetentone di  Giggi che mi ha rovinato il matrimonio. Daqquando Spacca (è cossì che io chiamo Maria Rosa) ha visto quei tre
cornutazzi nonnè più a stessa, nun domme, nun mangia, nun fa da mangiare pemmè che io torno
dallavorare e mangerei un maiale intieremente intero, ripieno di peperoni. Parla dicendo cose strane,
laltro ciorno ciòddettto “Spacca peccè nun mai fatto u mailale comme piacce ammè”, lei mi ci rispose “Prendila cossì non possiamo fare un tramme”, eppoi ciòddetto, dopo che ciò dato un paio di cinghiate accossì pecchè ero appena entrato in casa, “Spacca checcè nun stai bene?” e lei mia rispunnuto “Conoscevi già addetto, i problemi miei e di tu nonna?” .
Nonzo cheffare, la mia Spacca è cambiata, mi ricordo ancora quando lammenavo e lei tutta contenta mi dicieva “Grazie, ora so che mivvuoi bene”, ora invecie quanno lammeno, niente neanche un lamento, mi dice “E’ una mela, è una mela la mia mente” sì ma con bacherozzo, opporre se la meno più forte “Iosoggno un cimitero di campane liolà”.
Ho disperato, ma se becco quei tre ermannodriti, prima li rompo eppoi li spezzo, e a quel Giggi
Gli strappo le orecchie e cele appendo al colon come un suverire, no anzi come un suandare passi lunghi e molto estensi, ci prendo a ghitara ecci faccio gli stuzzicadenti per dopo il maiale.
Eppoi basta con queste musiche baccaniche, che la mia Spacca quando tonna da le serate, è tutta una chiazza puzzolente che le ascelle sembrano il rubinetto delle cascate di Verniciello, un odore, no due!. Che ci vogliono quattroggiorni per far uscire lappuzza di casa, enonsenepuoppiù.
Siggnor direttore ci pensi lui affare una putazione per mettere leccose apposto, facciamo tante firme per fare dei vietamenti asti tre ghitarai che pure amme medesimo mi anno triturato ittesticoli.
Ce di bisogno di basta di questa porconeria, torniamo alle sane abitudinazioni, tonnare accasa,
menare Spacca che è tutta contenta e alla sera ballare la meringa o il fango, insomma cosse semplici e annoi genuine. Grazie per linterdizione .

Gustavo Bene
Marito di Maria Rosa Spaccamela in Bene

Lettera aperta pubblicata su News Valsesia Big Star

Saturday, March 17th, 2007

Lettera aperta pubblicata su News Valsesia Big Star
Nella rubrica “Anche se non si vede, siamo donne”
Inviata il 14 /3/07 da Maria Rosa Spaccamela in Bene

Caro direttore,
Ho stata tanto felicie di leggerle, sulla sua rivista, l’articolo scritto dal suo giornalaio Vallesio Vallentini, a prostata dei Los Chitarones, che io sono tanto piaciuti loroammme!
Scrivo allei perché se avei la possibilità di raccontare la mia asperienza, che quando ho visto
Giggi l’elastico delle mie medesime mutande ha fatto strapp. Forse pecchè non usufrutto di ace,
ma credo che invecie è stato la reazione del colpo al cuore che ho preso vedendo lui così grovvigliato appresso la sua ghitara invece cheamme’!
Io ho stata a tutti i concerti loro, non me ne perdo nissuno, pecchè dalla prima volta che aggio sentito Giggi mi ho innamorata di lui, come una cozza col pommoddoro.
Giggi è il più belloccio di quei due ciccioni, panzoni che stanno allui appresso che non centrano una
minchia neanche con la mozzarella. E io quando lo vedo piango e mi strappo i le unghie finte eqquando il dottore del bar mi chiede come sto, io gli faccio annusare le ascelle ellui mi da una cosa
Dabbere eppoi io dormo e sogno Giggi col vestito di zorro che mi fa lazzeta sulla mutanda che fa strapp e cheppoi mela toglie e quando proprio mi avresse saltato adddoso mi sveglio e tutti sogno già andati via, il locale è vuoto, e quel culattacchione di mio marito viene a prendermi e mi carica sull’apecarro e accasa mi porta e mi riempie di botte e mi dice “bottana, sempre a quardare gli spettacoli sconci vai, bottana bottanissima accasa devi stare, scappe nell’armadio ti chiudo,bottana”.
Ma io ho sempre molto contenta di veddere Giggi e nissciuno me lo può impedire, pecchè donna sanguigna sarei, solo devo aspettare tra una volta e l’altra quindici giorni, il tempo che la faccia mi si sgonfi dalle botte che mi dà sempre quel culattaccione di mio marito.
Giggi sono appazza per te.
Direttore diccelo anchie tu, grazie

Maria Rosa Spaccamela in Bene

cronache dalla valsesia

Saturday, March 17th, 2007

La cosa che colpisce subito, quando ci si imbatte in un locale nel trio biologico detto anche Los Chitarones, è l’eleganza. Questi tre “ragazzi” appaiono subito come extraterrestri appena rientrati
Da una sfilata di Armani, ineccepibili, un look curato in ogni piccolo particolare, maniaci della perfezione formale e vera gioia per gli occhi. Ma non è da tutti riconoscere il grande lavoro che hanno svolto negli ultimi anni per arrivare a questi livelli di perfezione. A coloro che li incontrano
per la prima volta, questa esperienza visiva, normalmente rimane nell’animo per alcune settimane,
suscitando spesso piccole crisi d’identità e una verticale caduta di autostima, generando frasi come:
-perché io non sono così?- oppure -…e ora che faccio?…-.
Tengo a precisare che un medico è sempre presente in sala durante le esibizioni dei Los Chiatarones proprio per poter intervenire subito laddove le menti più deboli ed emotive danno cenni di immediato cedimento.
Naturalmente le donne hanno una reazione diametralmente opposta a quella dei rappresentanti del sesso maschile. Le vere femmine tendono ad arrossarsi sotto le ascelle, producendo uno strano liquido verde che fuoriuscendo dalle camicette o dai maglioni in quella zona del corpo le rende pezzate. Anche il profumo di questo siero secreto è inquietante, tanto che verso la fine delle esibizioni, l’ambiente viene invaso fortemente da un odore acre e dolciastro e allo stesso tempo
si cominciano a vedere signorine che si muovono nervosamente e in modo innaturale. Gli studi effettuati sul fenomeno sono rassicuranti, dopo circa 36 ore tutto torna alla normalità nell’80% dei casi.
Ma torniamo a Gigi, Gigio e i suoi Genoni, e cerchiamo di analizzare nel dettaglio questo modo di essere divenuto ormai moda. Gigi detto anche il rimorchiatore, esibisce quasi sempre un completo scuro con elegantissime camicie a quadrettoni attillate e a collo alto, particolare che ne esalta il portamento regale che lo rende mentre suona, al di sopra, al di là, …insomma mentre suona si fa i cazzi suoi. Lui scruta, punta le sue prede e quando è pronto a colpire scarica una serie di note alla velocità della luce come un ghepardo che si lancia all’inseguimento della sua preda. E come per il felino la rapidità è la sua forza. Quando invece si trova in situazioni più aristocratiche, usa la famosa e più volte citata tecnica dell’accordo svizzero, che però non sempre colpisce nel segno.
Ma la sua vera arma segreta, che sfodera solo in momenti di vera difficoltà è il calzino a righe bianche e rosse. Provate ad immaginare, completo nero, camicia a quadrettoni, assolo fulminante, portamento regale e alla fine sollevando leggermente il pantalone che poggia indisturbato sulla scarpa fa intravedere il calzino. Il delirio. Scene raccapriccianti che non vorremmo mai vedere, ma che accadono sempre più spesso. Anche il medico di sala si è lamentato per i numerosissimi interventi effettuati.
Gigio detto anche “devofaretuttoio” si distingue per la diplomazia innata che lo porta sempre a risolvere le problematiche più delicate senza che nessuno si accorga di niente, una parola, una pacca sulla spalla e tutto magicamente rinasce. Per questo motivo lui sceglie di vestire sobrio e equilibrato. L’equilibrio nasce da una percezione dei colori molto raffinata che gli permette di andare al di là delle vecchie concezioni sull’abbinamento cromatico e gli consente di abbinare camicia arancione a pantaloni viola con pois verde mela, zatteroni prugna modello tedesco con aperture laterali con calzette marroni. E tutto si trasforma in energia pura, lui è il motore.
Lui è colui che decide quando, come e quanto si dà o si prende. In questo ultimo periodo risulta che il Fasoli più che prendere dia. O meglio prende, sì perché il suo assoluto senso degli affari lo rende spregiudicato negli acquisti, tanto che un suo motto è “ non conta quanto costa una cosa ma quanto sconto ti fanno se ne prendi tre!”.
Infine c’è Genoni. Che dire, come poter descrivere questo esempio di metabolismo aggravato.
Il suo look è inenarrabile, non trovo le parole per descriverlo. Vi basti pensare che ha fondato un’associazione denominata “la panza del ventre” per favorire le rotondità assolute e anche quando suona appoggia il suo strumento alla protuberanza più o meno sontuosa, dipende da quanta birra è stata introdotta a garganella prima dell’esecuzione, per instaurare un rapporto, come dire, intimo, di pelle, per sentire vibrare il legno….qualche volta succede anche che il legno vibri per il rigoglio vigoroso del suo contatto. Lo stivaletto azzurro è comunque l’apice della sua fiera tamarrità e lo dimostra che durante le esibizioni sgambetta volentieri quando si diverte.
Per concludere, direi che i Los Chitarones sono un prodotto unico sul mercato, che va salvaguardato e protetto, ed è per questo che propongo una sottoscrizione a favore dell’applicazione del marchio di qualità di origine controllata per questa formazione in via di estinzione ( sono rimasti solo tre esemplari), e della creazione di una casa famiglia per il recupero degli stessi al fine di reinserirli gradualmente nella società civile per ritornare a vivere sereni, indipendenti e soprattutto non in cattività.
Vallesio Vallentini
Corrispondente dalla Valsesia
Articolo apparso su News Valsesia Big Star
Nella rubrica Arte&Gossip Contemporaneo
13/3/07

Los Chitarones ospiti di Sergio Sgrilli nello spettacolo “n€uro”

Sunday, February 18th, 2007

5 febbraio 2007: siamo stati ospiti di di Sergio Sgrilli nello spettacolo “n€uro” www.neurotv.it al Teatro delle erbe di Milano inaspettato grandissimo successo!

Lo spettacolo è una miscellanea di artisti e personaggi vari che fanno il loro verso con Sgrilli che fa da collante, provocatore, intervistatore e sostenitore.

Ci presenta e subito c’è la non voluta gag di gigi che non trova il cavo!

1° pezzo brasireinho: a metà boato del pubblico con scrosciante applauso a scena aperta, alla fine dell’assolo altro applausone, a fine pezzo pubblico in piedi… standing ovation. Minchia! non ce lo aspettavamo..

2° pezzo giornata uggiosa con partecipazione di sgrilli (una strofa per uno) dopo spontanea gag con battibecco, io gli dicevo che se voleva lo lasciavo cantare, e lui: -cazzo vorrei vedere sono a casa mia… e come al solito finisce che mi manda a cagare. Durante il pezzo Sergo comincia a ballare, si lancia sul divano…

Abbiamo finito ma il pubblico acclamante vuole il bis a gran voce, non ci sono i tempi e usciamo , ma il pubblico non cessa in piedi di chiedere il bis e sgrilli a malincuore ci richiama x un tico tico che finisce con lui strisciante sul palco perchè esausto da gran ballare…

Dietro le quinte il giornalista di rai3 che ha fatto un pezzo ci dice che di tutte le puntate fatte, noi abbiamo avuto la risposta più entusiasta dal pubblico…

ho goduto come un orsacchiotto.